La domenica è una giornata banale: evviva!
È ritornato Downton Abbey, il costume drama scritto da Julian Fellowes, che investiga l’età edoardiana nei suoi aspetti sociali: rigide classi, ma ampia mobilità sociale, politicizzazione dei ceti più bassi, mutamenti accelerati dall’avvento della prima guerra mondiale, indulgendo sulle velleità dei servi e sui pantaloni delle signore che manifestano per il suffragio universale e guidano la macchina.
Il primo episodio della seconda stagione si apre sul campo di battaglia, contesto che, in accordo con i colleghi di This Recording, non neghiamo doni terribilmente al dottor Mattew Crawley. Meglio soldato che avvocato, l’incolpevole e puro erede Downton, amore inconfessato della bella, indefessa e maldestra Lady Mary Grantham.
E se la guerra dona al combattente, i costumi edoardiani hanno senza dubbio invece favorito Lady Mary, giacché non c’è taboloid che non riporti foto di Michelle Dockery (che la interpreta) all’ultima charity o vernice, e non c’è griffe che non twitty sul suo twitter quel suo piglio aristocratico di certo appreso su set.
Impressionata da siffatta eleganza, mobilitata in così poco tempo Sunday girl goes edoardian aggiustandosi l’acconciatura in un perfetto gibson tuck o pianificando giardini edoardiani seguendo le regole imparate al Geffrye Museum di Londra.
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