February 2012
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E poi come sempre è arrivata la neve, così Sunday girl, senza moonboot per salire a San Luca in pausa pranzo e convinta che gli sporti invernali siano un preoccupazione di Gstaad, ha trovato riparo nel nuovo Museo della Storia di Bologna aperto il 28 di gennaio con atto quasi divinatorio, per ospitarvi tutti i giorni, tranne il lunedi, dalle 9 alle 19, nei 3000 metri quadri espositivi e 34 sale del restaurato Palazzo Pepoli Vecchio. Gratuitamente.
Nel museo sono esposte più di 200 opere provenienti dalla Collezione della Fondazione Carisbo e, portando a conclusione il progetto Genus Bononiae, solleva la contesa tra i musei civici, il medievale, l’archeologico, per intenderci, e quelli della Fondazione dell’ex Rettore che ha: San Colombano, Santa Cristina e tutti gli altri. In breve: i primi hanno un sacco di reperti, la seconda Philippe Daverio e l’Osteria del Sole.
Del museo si parla dal 2003 ed ha visto la luce solo ora e nonostante le accanite battaglie dei detrattori più autorevoli: la torre di acciaio e vetro è un inutile stravolgimento di volumi, tuonò nel 2009 la presidente di Italia Nostra, Mottola Molfino, accusando Roversi Monaco di farsi i suoi musei in concorrenza agli altri squattrinati. Un museo multimediale fantasmagorico, che accentra su se stesso l’interesse progettuale invece che sul recupero e il restauro del palazzo storico.
Sì perché in effetti questa volta Roversi Monaco ha fatto sul serio, mica come con le due stanzette di Casa Saraceni, con le pitturine ottocentesche e i manoscritti autografi degli scienziati bolognesi, ma 45 milioni di euro e un architetto (Mario Bellini) pieno di compassi d’oro e fresco di onorificenze (ha appena vinto un’ambrogino) amato anche a NY (Molto mario titolava un lungo articolo monografico illustrato dal New York Times) e dai parigini (il museo delle arti islamiche del louvre è di quest’anno).
Ma ora eccola qui la fantasmagoria: la corte interna di palazzo Pepoli coperta di un manto di trasparente sorretto dalla torre del tempo, una struttura mastina di acciaio verniciato e vetro temperato stratificato e serigrafato e imponente distribuisce in verticale i visitatori lungo i pavimenti in resina nera e trucioli di alluminio e ottone. Di reale impatto, a dire il vero, anche se, si vocifera, che tale scelta progettuale non sia stata accompagnata da una adeguata documentazione. E no, non si può certo chiudere una corte interna. In centro storico poi!
E Sunday girl, per oggi consiglia, non una passeggiata ma molte, finché si può, nemmeno Napolitano vi ha rinunciato e, come diceva Pavese, dare indietro è vile.
A Bologna ci salutò e prese il treno per Milano, per poi raggiungere Aosta e passare a piedi in Svizzera. (E.H.)
Tanta neve da cercare rifugio in Svizzera, oggi!
A Milano però faremo una deviazione verso l’autostrada dei laghi e il lungo San Gottardo dirette a Vals. Il soggiorno alle terme ci offre la scusa per visitare un capolavoro di architettura, progetto di Peter Zumthor del 1996.
Un sistema di caverne scavate nella montagna portano alla piscina centrale con i quattro cavedi per sauna, bagni turchi, vasche e getti freddi. Un corridoio a doppio ordine di cavità conduce alla vista panoramica e alla piscina esterna, dove lo spazio si completa con la luce accecante col sole d’estate e con la neve d’inverno. Le lastre di gneiss usate nelle masse verticali, come una stratificazione continua, danno un forte effetto monolitico.
Per la notte, consigliamo una delle camere Provvisorie dell’Hotel Therme, rimodernate da Zumthor stesso o di prenotare Villa Vals per ammirare il panorama da quel coraggioso taglio ellittico nella montagna. Una casa per le vacanze di lusso (ma con 10 posti letto, ah la democratizzazione del design!) progettata dallo studio olandese SeARCH in collaborazione gli svizzeri di CMA.